UNOUNO La cantata dell’eroe
Genesi e percorsi di senso.
Ho deciso di scrivere quest’opera musicale in versi, pescando anche dalla lingua salentina, grazie a un primo progetto commissionato dal GUS – Gruppo di Umana Solidarietà, per la giornata mondiale del rifugiato, nel 2023. Avevo ascoltato 8 storie di rifugiati e realizzato una performance stradale, con il mio dispositivo artistico del Barbonaggio teatrale. La scena è un’isola di indumenti ed effetti personali, ricordi di giochi e resti di naufragi e cammini. Un banditore e un musicista su quest’isola, che invita i naviganti/passanti a fermarsi, salire sull’isola, scegliere una vita tra le 8 proposte e “indossarla”, ascoltarla. Una nuova vita, sentirne il profumo, capirne la forza e poi ripartire dall’isola, portando con sé il ricordo di questi nomi e di questi mondi e lasciando, a loro volta, un “pezzo della propria vita”, un oggetto materiale, che viene cucito su quest’isola, che continua il suo viaggio.
“È stato bellissimo. Un’apertura del cuore. Tutti dovrebbero ascoltare questa storia, non per commuoversi ma per capire che «lui» non è l’altro, ma è me, è te, è ognuno di noi. Quello che muove l’umano è uguale per tutti. Il desiderio di compimento e di felicità è nel cuore di ognuno, senza distinzione e mi stupisce che una parte di mondo… quello più «elevato», «civilizzato» lo ritenga, evidentemente, prerogativa di alcuni, usando la violenza più inaudita nei confronti di chi, invece, ritiene non ne abbia diritto.” (Betta Selleri, una spettatrice, salita sull’isola – 5 luglio 2023)
Dopo questa esperienza, mi era rimasta cucita sulla pelle, letteralmente, una di queste storie, quella di Mohamed, un ragazzo partito dal Sudan a 13 anni e arrivato in Italia, a Lecce, a 23 anni, cieco, per le torture subite. Mi era rimasto negli occhi il suo volto, il suo racconto lunghissimo, le interruzioni, i pianti fatti insieme, l’assurdo di questa sua esperienza al limite del reale.
Ho deciso quindi di fare un passo ancora più importante, per me e per lui e anche per le altre storie che avevo raccolto e messo in quella prima performance. Io sono figlio di un e-migrante e so cosa ha significato per i miei genitori essere costretti a partire per cercare un luogo sicuro per i propri figli. Ho cominciato a scrivere, a scavare, a studiare, a vivere, quasi, queste vite. Sono anche andato a stare per un tempo a Lampedusa, l’isola più a sud dell’Europa, più vicina all’africa che al continente Italico. Volevo assaggiare quella mancanza di respiro che vive chi è stipato in una barca o cammina per mesi nel deserto.
“UNOUNO la cantata dell’eroe” è un canto per chi non ce l’ha fatta, inghiottito dal mare o dal deserto e una festa per chi vive con noi, una vita finalmente dignitosa. Per me, questo, non è solo uno spettacolo, è un omaggio, è un rito, è un’esecuzione concertistica dedicata a tutti gli “eroi” in viaggio, alla ricerca di un porto sicuro.
Un monito per tutti, io per primo, perché potremmo ritrovarci, un giorno, a dover ripartire su un grande barcone, verso una nuova terra, alla ricerca della normalità, leggi felicità.
Ippolito Chiarello